
Punto di neve - Tanka (¹)
Dedicata
(a nonna Maria)
Ricordi nonna?
Era ferragosto
e tuo figlio accendeva il falò.
C'erano i giochi, i gerani,
la terrazza di fronte al mare
e il cigolìo del cancello di ferro.
Giocavamo alla morra
dopo la danza della pioggia
ed il tuo viso era acceso
...era acceso come il sole d'agosto
su quella strana campagna
e sulla mia rossa altalena.
Portavo il tuo scialle sotto il cielo di settembre.
Il tuo scialle.
Ricamato quando era tardi,
quando la sera aveva già chiuso gli occhi miei
e le foglie al vento erano la mia ninnananna.
Con un gelsomino ti svegliavo al mattino,
c'era la tua sdraio sopra gli scalini,
un aquilone colorato e l'uncinetto
che non ho mai imparato.
Lo sai nonna?
Non ho mai scordato quelle estati così lontane,
e che dietro l'ibiscus mi nascondevo.
C'erano le corse, le cadute, i sudori
e poi le ore sulla vecchia panchina di pietra.
Mano nella mano ascoltando le cicale.
Quanto tempo è passato, nonna?
Eppure...
le risa di quella casa e il profumo di gelsomini
io li sento tuttora, nonna.
Forse era ieri,
ma ancora stamani nei miei campi dorati
tu ci sei sempre e ci sarai ancora
Paola

- Solo un mano d'angelo -
Solo un mano d'angelo
intatta di sè, del suo amore per sè,
potrebbe offrirmi la concavità del suo palmo
perché vi riversi il mio pianto.
La mano dell'uomo vivente
è troppo impigliata nei fili dell'oggi e dell'ieri,
è troppo ricolma di vita e di plasma di vita!
Non potrà mai la mano dell'uomo mondarsi
per il tranquillo pianto del proprio fratello!
E dunque, soltanto una mano di angelo bianco
dalle lontane radici nutrite d'eterno e d'immenso
potrebbe filtrare serena le confessioni dell'uomo
senza vibrarne sul fondo in un cenno di viva ripulsa.
Alda Merini



- I Pastori -
Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.
Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d'acqua natia
rimanga né cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d'avellano.
E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!
Ora lungh'esso il litoral cammina
La greggia. Senza mutamento è l'aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquio, calpestio, dolci romori.
Ah perché non son io cò miei pastori?
(G.D'Annunzio)


Il vero amore è una vibrazione di un'estrema sottigliezza,
e sia per emettere tale vibrazione che per captarla,
occorre molta attenzione, molta vigilanza.
Niente è più importante che saper dare e ricevere l'amore.
Chi lo ha compreso, prova una tale pienezza, una tale gioia
che tutto il resto a confronto impallidisce;
perché l'amore è ben altra cosa rispetto all'attrazione
che spinge gli esseri umani gli uni verso gli altri,
e che li fa separare quando quell'attrazione finisce ed
essi si sentono attratti da qualcun altro.
Il giorno in cui saprete che cos'è il vero amore,
da ogni incontro trarrete elementi più puri, più calorosi, più luminosi,
elementi d'immortalità, e ciascuno dal canto suo dirà:
«Mio Dio, grazie! Mi hai inviato un essere che è per me come il sole
che mi riscalda e m'illumina durante l'inverno,
che è come un frutto delizioso e profumato che mi nutre,
è come acqua che mi disseta e come aria che mi rende leggero.»
Omraam Mikhaël Aïvanhov


- Bambino -
Bambino, se trovi l'aquilone della tua fantasia
legalo con l'intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l'ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell'acqua del sentimento.
Alda Merini

















- Come un cavallo libero -
Venuto dalla divina oscurità al manifesto, alla divina oscurità io ritorno.
Come un cavallo, libero, scuote la criniera, così ho scrollato via da me tutti gli appigli.
Liberandomi dai vincoli di nascita e morte, come luna che sfugge dalla bocca di Rahu,
ho conquistato il puro regno di Brahman.
Brahman è la mia casa, non la perderò.
In verità io non mi perderò più.
(Chandogya Upanishad )
